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“Abbiamo preso il sidro, la bevanda dei minatori, e gli abbiamo conferito la dignità di un grande vino”
Gianluca Telloni

Il prato arborato era l’impianto tradizionale del frutteto valdostano: incentivava lo sviluppo verticale delle piante, per sfruttare la terra per pascoli, colture di patate e cereali. A Seissogne, a 1000 metri d’altezza, si trovano ancora oggi frutteti misti di mele e pere strutturati in questo modo. È qui che vengono raccolti parte dei frutti destinati al sidro Maley. Siamo intorno al 2010 quando Gianluca Telloni, trovatosi in Valdigne per una consulenza ad un viticoltore, si imbatte per la prima volta nella mela Raventze. Un morso, e scatta la magia. Non per la bontà del pomo, che non nasce per il consumo normale, ma per la scoperta delle sue possibilità: è una mela tannica, dolce e acida, storicamente utilizzata per fare sidro. L’anno successivo viene inaugurata l’azienda Maley. Oggi vengono prodotti quattro tipi diversi di sidro: lo Jorasses, un metodo classico che viene da un cru delle sole Raventze; il Matterhorn, metodo classico da taglio; il Cidre du Mont Blanc e il Cidre du Saint Bernard due metodi ancestrali. Dopo i lunghi anni di sospensione della produzione, il recupero di questa antica tradizione attraverso procedimenti accurati e una grande attenzione tecnica ha permesso al sidro di nobilitarsi. ©Dispensa