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“Per fare un chilo di zafferano, servono duecentocinquantamila fiori e seicento ore di lavoro manuale”
Diego Bovard

Lo zafferano è una pianta inversa: va in fiore quando le condizioni climatiche non lo permetterebbero più. Al contrario di tutte le altre, quando comincia a fare freddo – in autunno – lei fiorisce; già a settembre, i piccoli bulbi cominciano a germogliare e si aprono i fiori color lilla, con i piccoli filamenti rossi. Ogni fiore viene raccolto a mano con delicatezza, poi è pulito – sempre a mano – per estrarne i pistilli, messi poi a seccare.
Lo zafferano è una coltura che si fa a mano: dal diserbo in campo al confezionamento dei pistilli. Ma a Diego Bovard, agrotecnico dedicato ai progetti di sviluppo del territorio, le cose troppo facili non piacciono, per cui nel suo orto di Morgex ha deciso di piantare bulbi di zafferano. E di andare in direzione ostinata e contraria. L’ispirazione arriva dalla lettura di un testo dell’abate Joseph-Marie Henry che alla fine dell’ottocento catalogava le piante rare e preziose presenti nella Valle d’Aosta. È così che Diego scopre un’antica coltivazione di zafferano a La Salle e il motivo gli sembra sufficiente per tentare di riportarla in vita. Da un piccolo appezzamento parte una produzione unica nel territorio: lo zafferano della Valle d’Aosta. E Diego ha un sogno, farlo diventare un prodotto tipico. Se è vero che la tradizione è un’innovazione ben riuscita, la strada è quella giusta. Gli chef della zona se ne sono già accorti e anche la moglie di Diego che sta mettendo a punto la ricetta della fonduta con l’aggiunta di zafferano valdostano. ©Dispensa