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“Il sacchetto di caldarroste si mangia in compagnia, si condivide proprio come l’intera lavorazione di questo frutto speciale”
Maria Badery

Esisteva un gesto secco del polso che faceva sì che le castagne si sbucciassero grattugiandosi contro il cesto, e che quelle pulite finissero tutte assieme in cima. Esisteva un soppalco sotto cui accendere le braci per essiccare i frutti. Nel museo della castagna i ricordi della lavorazione tradizionale convivono con gli strumenti moderni dei laboratori della cooperativa Il Riccio, al piano di sopra. I macchinari dell’azienda entrano in funzione la sera, quando i volontari hanno tempo da dedicare alla produzione. Il lavoro è ripartito equamente tra i circa 40 soci, in proporzione alla quantità di prodotto conferito. Come in passato, agli uomini spetta la raccolta, ancora manuale, alle donne la pesatura, la suddivisione nelle varie tipologie, la spazzolatura, l’insaccamento e la cucitura. Il Riccio produce circa 300 quintali di castagne l’anno, in parte rivendute fresche, in parte lavorate: vengono essiccate, sciroppate, ridotte in fiocchi, farina e crema. Se alcuni aspetti tecnici della produzione sono variati con la meccanizzazione, quello che resta della tradizione di questa coltura è il cuore caldo, la tendenza naturale a formare una squadra attorno a una brace di caldarroste. ©Dispensa