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“Abbiamo trasformato i pavimenti in botti e le uve nere in vino bianco: è l’ampiezza dell’ingegno che solca le valli”
Dino Bonin

 Cesarino faceva pavimenti in legno. Un problema alla schiena lo ha costretto a cambiare lavoro nel 1973, ma l’amore per il materiale è rimasto e Cesarino si è reinventato viticoltore e bottaio. Dal 1988 gli si è affiancato il figlio Dino, e la produzione è cresciuta pian piano. Oggi hanno due ettari e mezzo di vigne per circa 13.000 bottiglie. I Bonin coltivano Chardonnay, che vinificano anche in vendemmia tardiva, Petite-Arvine, una varietà autoctona, Picotendro, il Nebbiolo locale, e Pinot Nero. Dall’ultimo, di recente, hanno sperimentato una vinificazione in bianco, figlia dell’animo ingegnoso di Arnad, dove di uve bianche non ne crescono. Da un 90% di Picotendro e un 10% di Pinot Nero è prodotto anche l’Arnad-Monjovet. Solo una piccola parte dei vigneti è stata mantenuta a pergola, come in passato, quando serviva a garantire un doppio raccolto grazie alla semina di patate e segale sotto l’ombrello d’uva; ora sono per lo più filari. La sperimentazione costante è dettata dalla voglia di soddisfare i gusti più disparati, e trova forza nella scaltrezza che queste terre affinano. Cesarino non fa più pavimenti in legno, ma testa botti d’acacia per i suoi vini. ©Dispensa